Cosa Faccio Quando Arriva un Attacco di Panico
Per anni gli attacchi di panico mi terrorizzavano. Oggi, quando arrivano, nel giro di qualche minuto riesco a farli passare. Ecco come — e due volte in cui è successo davvero.
Una cosa che ho imparato a mie spese
Un attacco di panico, da dentro, è una delle sensazioni più spaventose che conosca. Il cuore parte, il respiro si stringe, la testa si fa leggera, la vista si restringe. Il corpo è convinto che tu stia per morire.
Per anni ci ho creduto anch’io. Poi, piano piano, ho imparato una cosa che ha cambiato tutto: un attacco di panico non è pericoloso, e passa. Sempre. Oggi, quando ne arriva uno, di solito nel giro di qualche minuto riesco a lasciarlo andare. Non perché sia diventato più debole. Solo perché ho imparato a riconoscerlo e a parlarci.
Ti racconto una di quelle volte.
In fila alla Lidl
Sono in fila alla cassa, alla Lidl. È il periodo in cui ho da poco iniziato una terapia farmacologica — quella che lavora sulla serotonina — e le prime settimane sono spesso le più ballerine: il medico me l’aveva detto, a volte l’ansia sale prima di scendere.
E infatti, eccola. La testa si fa leggera. La vista si “restringe”, come se guardassi il mondo dentro un tubo.
Ma stavolta succede una cosa nuova. Lo riconosco subito. “È un attacco di panico. È infondato.”
E invece di scappare, comincio a farmi domande. Cosa c’è che non va? Cosa, davvero, in questo preciso momento? Una per una, tutte le risposte dicono la stessa cosa: niente. Non c’è niente che non va. Sono solo in fila a pagare la spesa.
Respiro piano. Il tempo di arrivare alla cassa e pagare, e mi era già passato.
Cosa faccio, in pratica
Mettendo insieme tutte le volte, il mio “metodo” è più o meno questo. Niente di magico — ma a me funziona:
- Gli do un nome. “Questo è un attacco di panico. È infondato.” Chiamarlo per quello che è gli toglie metà del potere.
- Mi faccio la domanda. Cosa c’è che non va, adesso, davvero? E ascolto le risposte. Quasi sempre sono: niente. L’allarme è nella centralina, non nella stanza.
- Respiro piano. Senza forzare. Solo più lento di quanto il panico vorrebbe.
- Se posso, ne parlo. Dire ad alta voce “sto avendo un attacco di panico” a qualcuno di cui mi fido lo sgonfia. Provare per credere.
- Aspetto. Perché ormai lo so: passa. Mi è già passato decine di volte. Passerà anche questa.
L’unica cosa che voglio dirti
Se ci stai passando adesso, proprio mentre leggi: respira. Non stai per morire, anche se il corpo te lo grida. È un’onda. Probabilmente sta già toccando il punto più alto, e tra poco — qualche minuto — comincerà a ritirarsi.
Io ci ho messo anni a crederci. Tu magari ci metterai meno. Ma è vero, te lo dico da uno che li ha avuti in fila al supermercato e persino nel mezzo della felicità: passa, e tu resti.
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