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Attacchi di Panico 3 min lettura

Cosa Faccio Quando Arriva un Attacco di Panico

Per anni gli attacchi di panico mi terrorizzavano. Oggi, quando arrivano, nel giro di qualche minuto riesco a farli passare. Ecco come — e due volte in cui è successo davvero.

Cosa Faccio Quando Arriva un Attacco di Panico

Una cosa che ho imparato a mie spese

Un attacco di panico, da dentro, è una delle sensazioni più spaventose che conosca. Il cuore parte, il respiro si stringe, la testa si fa leggera, la vista si restringe. Il corpo è convinto che tu stia per morire.

Per anni ci ho creduto anch’io. Poi, piano piano, ho imparato una cosa che ha cambiato tutto: un attacco di panico non è pericoloso, e passa. Sempre. Oggi, quando ne arriva uno, di solito nel giro di qualche minuto riesco a lasciarlo andare. Non perché sia diventato più debole. Solo perché ho imparato a riconoscerlo e a parlarci.

Ti racconto una di quelle volte.

In fila alla Lidl

Sono in fila alla cassa, alla Lidl. È il periodo in cui ho da poco iniziato una terapia farmacologica — quella che lavora sulla serotonina — e le prime settimane sono spesso le più ballerine: il medico me l’aveva detto, a volte l’ansia sale prima di scendere.

E infatti, eccola. La testa si fa leggera. La vista si “restringe”, come se guardassi il mondo dentro un tubo.

Ma stavolta succede una cosa nuova. Lo riconosco subito. “È un attacco di panico. È infondato.”

E invece di scappare, comincio a farmi domande. Cosa c’è che non va? Cosa, davvero, in questo preciso momento? Una per una, tutte le risposte dicono la stessa cosa: niente. Non c’è niente che non va. Sono solo in fila a pagare la spesa.

Respiro piano. Il tempo di arrivare alla cassa e pagare, e mi era già passato.

Cosa faccio, in pratica

Mettendo insieme tutte le volte, il mio “metodo” è più o meno questo. Niente di magico — ma a me funziona:

  1. Gli do un nome. “Questo è un attacco di panico. È infondato.” Chiamarlo per quello che è gli toglie metà del potere.
  2. Mi faccio la domanda. Cosa c’è che non va, adesso, davvero? E ascolto le risposte. Quasi sempre sono: niente. L’allarme è nella centralina, non nella stanza.
  3. Respiro piano. Senza forzare. Solo più lento di quanto il panico vorrebbe.
  4. Se posso, ne parlo. Dire ad alta voce “sto avendo un attacco di panico” a qualcuno di cui mi fido lo sgonfia. Provare per credere.
  5. Aspetto. Perché ormai lo so: passa. Mi è già passato decine di volte. Passerà anche questa.

L’unica cosa che voglio dirti

Se ci stai passando adesso, proprio mentre leggi: respira. Non stai per morire, anche se il corpo te lo grida. È un’onda. Probabilmente sta già toccando il punto più alto, e tra poco — qualche minuto — comincerà a ritirarsi.

Io ci ho messo anni a crederci. Tu magari ci metterai meno. Ma è vero, te lo dico da uno che li ha avuti in fila al supermercato e persino nel mezzo della felicità: passa, e tu resti.

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