Mente Serena
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Depressione 4 min lettura

L'Anno in cui Vedevo Tutto Grigio

Nel 2016 ho avuto una crisi esistenziale. Per mesi ho visto il mondo grigio, da dietro un vetro, chiedendomi se fosse tutto vero. Ecco com'è stata — e come ne sono uscito.

L'Anno in cui Vedevo Tutto Grigio

Il grigio

C’è stato un anno, il 2016, in cui ho visto il mondo grigio.

Non è un modo di dire. Ripensandoci, ricordo proprio i colori spenti, come se qualcuno avesse abbassato la saturazione di tutto. Avevo diciannove, vent’anni. E mi sentivo “senza senso”. Vuoto.

La cosa più strana è che mi guardavo vivere come in terza persona. Come se fossi dietro un vetro, a osservare un tizio che si chiamava come me fare le cose che facevo io. Ho scoperto solo dopo che questa roba ha un nome — derealizzazione, depersonalizzazione — e che è un modo che la mente ha di proteggersi quando qualcosa è troppo. Ma sul momento non lo sapevo. Sapevo solo che tutto era diventato faticoso.

Tutto, tranne mangiare — quello no, la panza resta, eh. Anche nel grigio certe cose non cambiano.

Da dove è arrivato

Il mio grigio ha un punto d’inizio preciso.

Sono appassionato di rally da sempre. E un giorno, a un rally, ho assistito a un incidente. Una macchina, su un dosso, si è cappottata ed è finita tra gli alberi.

E qui c’è la cosa che ancora oggi mi fa effetto: dall’incidente al momento in cui mi sono ritrovato seduto su un muretto poco distante, non ricordo niente. Un vuoto. A dieci anni di distanza, è ancora un buco nero nella mia memoria.

Da lì è cominciata la paura. Non andavo più a vedere i rally — io, che li amo. E le poche volte che ci ho riprovato, ero in ansia e mi prendevano gli attacchi di panico. Perdere la cosa che ami di più, per paura, è stata forse la parte più dura di tutte.

Le domande, e la paura

Piano piano mi sono chiuso. Non uscivo di casa. Non guidavo. Non facevo praticamente nulla.

E nella testa, sempre le stesse domande, enormi e senza risposta: è tutto vero, o è tutto finto? Esisto davvero? E sopra ogni cosa, una paura della morte gigantesca, che mi toglieva l’aria.

Quando vedi tutto da dietro un vetro, e per giunta hai il terrore di morire, il mondo diventa un posto piccolo e spaventoso. Casa mia era rimasta l’unico posto dove “respiravo”.

Come ne sono uscito

Non ne sono uscito con un piano. Vorrei dirti che ho seguito chissà quale percorso perfetto, ma non è andata così.

Sono uscito… uscendo. Letteralmente. Un giorno mia sorella e una sua amica mi hanno tirato fuori di casa. Niente di speciale, una serata come tante.

E a un certo punto, di punto in bianco, me ne sono accorto: stavo bene. Così, senza nemmeno rendermene conto mentre succedeva. Il vetro non c’era più. I colori, piano, erano tornati.

Non è magia, e non funziona uguale per tutti — per molti serve aiuto, terapia, tempo, e va benissimo così. Ma per me la chiave è stata quella: rientrare nella vita, anche trascinato, anche senza averne voglia. A volte è da fuori che ti torna il dentro.

Cosa faccio, oggi, coi giorni no

Oggi sto bene, per quanto è possibile stare bene. Ma certi giorni storti capitano ancora — a tutti, no?

La differenza è cosa ne faccio. Quando arriva un giorno no, non mi ci tuffo dentro a cercare il perché. Ho imparato che farmi le grandi domande, proprio in quei giorni lì, è benzina sul fuoco. Quindi non lo faccio.

Mi metto un film. Una serie. Qualcosa che mi porti la testa altrove, con gentilezza, senza pretendere di “risolvermi” a ogni costo. E lascio che il giorno no passi, come passano gli attacchi: da solo, se non lo nutri.

A chi è nel grigio adesso

Se in questo momento stai vedendo tutto grigio, o ti guardi vivere da dietro un vetro: ti credo. So che è una delle sensazioni più spaventose che esistano, e che spiegarla a chi non l’ha provata è quasi impossibile.

Ma ti dico una cosa, da uno che c’è stato: i colori tornano. Magari non con un gran gesto. Magari mentre sei fuori, trascinato da qualcuno che ti vuole bene, in una serata qualunque. Un giorno te ne accorgi e basta — e il vetro non c’è più.

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